
Dal Hokkaido al Sudafrica (e ritorno) a bordo di una kei car: Dieci anni in viaggio
Ci sono storie che sembrano nate per essere raccontate davanti a un falò, con la mappa del mondo aperta e un dito che corre tra i continenti.
Quella di Yuko e Yoshiro è una di queste: due giapponesi fuori dagli schemi che abbiamo conosciuto prima sui social e poi, per fortuna, anche dal vivo.
La loro avventura? Un viaggio di dieci anni a bordo di una kei car dal Giappone al Sudafrica e ritorno.
Avete capito bene, proprio una kei car: quelle minuscole auto giapponesi che sembrano uscite da un cartone animato.
Una kei car: piccola fuori, immensa dentro
In Giappone le kei car sono amatissime: piccole, compatte, con un motore che non supera i 660 cc, praticamente dei frullatori con le ruote.
Costano meno in tasse, parcheggi e benzina, eppure in questa microscopica scatola gialla Yuko e Yoshiro hanno fatto stare bagagli, ricordi e un intero stile di vita.
Il giro del mondo… in formato mini
Il loro itinerario è stato un mosaico di confini e incontri:
Russia → Mongolia → Asia Centrale → Iran → Turchia → giro in Europa → Giro dell’Africa
E poi di nuovo verso casa.

Il rientro era previsto per il 2021, ma il Covid ha riscritto i piani: due anni in Marocco, nuove rotte improvvisate e, alla fine, il ritorno in Giappone solo a luglio 2025.
Un percorso che molti affronterebbero con un fuoristrada, ma loro hanno dimostrato che non serve un 4x4 per andare lontano. Serve creatività, tenacia e voglia di vivere.
Vita a bordo: l’arte dell’adattamento
Dieci anni in una kei car: come si sopravvive?
Ecco qualche dettaglio che colpisce:
- Ruote di scorta: due all’inizio, nove alla fine. Portate in Europa addirittura in due valigie imbarcate dal Giappone. Di giorno stavano sul letto, di notte sul tettuccio o persino sotto l’auto.
- Frigorifero: ne avevano uno da 10 litri, ma si è rotto presto. Poco male, ci ha pensato un fornello da campeggio a semplificare la vita.
- Vestiti: la creatività non mancava. Hanno persino cucito nuove tende usando vecchi pantaloni.
- Il bagno: non c’era. Per dormire si appoggiavano spesso a campeggi o aree di sosta per camionisti.
- Climatizzatore: niente aria condizionata in estate. In inverno si arrangiavano con soluzioni fai-da-te, oppure abbracciandosi stretti.
Disavventure e imprevisti
Un viaggio così non può che avere ostacoli:
- visti difficili da ottenere (il Ghana li ha rifiutati tre volte),
- un finestrino rotto in Italia e sistemato alla buona con il plexiglas,
- la stagione delle piogge africane affrontata senza 4x4.
Eppure, nei loro racconti non c’è mai stata ombra di lamento. Solo gioia, ironia e un entusiasmo contagioso.
Ogni intoppo è diventato un ricordo da custodire, un tassello prezioso del mosaico della loro avventura.
Oltre la strada: sogni e progetti
Dietro a questa coppia incredibile ci sono due professioni creative:
- Yuko è architetto, designer e disegnatrice di manga.
- Yoshiro è designer e scrittore: il libro che ha dedicato al loro viaggio ha già vinto premi e ottime recensioni.
Non hanno smesso di sognare: oggi vorrebbero aprire un campeggio o un B&B da qualche parte nel mondo. Un rifugio per viaggiatori liberi come loro.
Una lezione di viaggio (e di vita)
Se dovessero dare un consiglio a chi sogna un’avventura simile, direbbero:
«Basta avere voglia di andare.»
E forse è proprio questa la lezione che portiamo via dal loro racconto: non serve molto per andare lontano.















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