Ruggero: da un bigliettino da visita alla cattedra in Giappone

  • Sara
  • Giappone
  • 27 Nov 2025 27 Novembre 2025
  • 2m 50s 2 minuti e 50 secondi

A volte il destino si annida in un piccolo pezzo di carta, dimenticato in un cassetto per anni, magari sotto forma di un bigliettino da visita – il contatto di un vecchio professore incontrato durante gli anni da studente in Giappone.

Questa è la storia di Ruggero, di quando una telefonata dopo tanti anni, ha cambiato tutto. La sua non è la storia di un colpo di fortuna improvviso, ma di coraggio nel seguire un’intuizione, di fiducia in se stessi quando tutto sembra incerto, e della capacità di costruire una vita intera basata su una semplice decisione.

Tutto è iniziato con un bigliettino

Ruggero era arrivato in Giappone come studente. Aveva incrociato professori, insegnanti, persone che lo avevano guidato, e uno di questi professori gli aveva lasciato il suo bigliettino da visita, una cortesia tutta nipponica.

Tornato in Italia, aveva intrapreso un percorso professionale, eppure gli mancava qualcosa.

Così un giorno, aprendo un cassetto, ritrova quel bigliettino. Compone il numero, una voce lo riconosce e le parole sono le seguenti: “Accidenti, Ruggero! Sono contento di sentirti! Torniamo a lavorare insieme?”

Ok, forse non è andata così semplicemente nella realtà, ma l’idea è la stessa: una seconda chance, quella che cambierà completamente la traiettoria della sua vita.

La telefonata che trasforma tutto

Ruggero torna in Giappone. Non come studente, questa volta, bensì come professore, come ricercatore e come parte di una comunità accademica nuova.

“Gente buova fa roba nuova”, gli dice il rettore dell’università. Un’affermazione semplice ma potente, che riassume l’essenza della responsabilità. Era la sua occasione di creare, innovare, portare valore.

E il compito che gli assegnano non è semplice: deve fondare e dirigere un nuovo laboratorio di Cognition Information Science. Un campo completamente lontano dalla sua formazione iniziale in fisica. Deve inventare tutto da zero: il programma, i corsi, gli esperimenti, il team.

Ma Ruggero accetta la sfida.

Il laboratorio dove il cervello diventa ricerca

Nel laboratorio di Cognition Information Science, Ruggero e il suo team affrontano il cervello come quello che è: una macchina incredibilmente complessa. Misurano reazioni oculari, studiano percezioni visive, sperimentano con la realtà virtuale.

È in questo laboratorio che Ruggero contribuisce a scoperte scientifiche significative nel campo della visione e della percezione. Ricerche che vengono pubblicate, come quella relativa al “blinking”, che attirano l’attenzione di colleghi internazionali, che aprono nuove domande sulla natura della cognizione umana.

Gli studenti giapponesi: silenziosi ma straordinari

Con 180 professori e solo quattro occidentali nel dipartimento, Ruggero cammina in un ambiente dove le differenze culturali sono evidenti ogni giorno. Le comunicazioni, i processi decisionali, il modo di insegnare e di imparare – tutto è diverso da quello che conosce dall’Italia.

Gli studenti giapponesi, poi, possono sembrare distanti o distratti. Parlano poco, fanno poche domande, sembrano quasi poco interessati durante le lezioni. Ma Ruggero scopre che le apparenze ingannano.

“Sembrano mezzi addormentati, ma sono sveglissimi. Sanno studiare, sanno darsi da fare”, osserva con ammirazione. “La loro proattività, una volta che capiscono cosa ci si aspetta da loro, è sorprendente”.

Gli studenti imparano da Ruggero, ma Ruggero ha a sua volta imparato da loro. Ha scoperto modi diversi di pensare, di affrontare i problemi, di lavorare in gruppo. Ha scoperto che il valore di una cultura completamente diversa dalla tua non sta nel cambiarla, ma nel capirla e impararne i punti di forza.

Una vita tra continenti e culture

Nonostante la lontananza geografica dall’Italia, Ruggero conserva un legame profondo con la sua storia. Nei suoi uffici a Yokohama, tra libri di ricerca e articoli scientifici, si trovano le sue memorie personali: fotografie di famiglia, storie di bisnonni, di amore e di esperienze vere. Ogni oggetto testimonia una vita costruita tra continenti.

Grazie alla sua testimonianza abbiamo imparato che vivere in Giappone significa affrontare barriere linguistiche costanti. Significa negoziare il modo di fare amicizia – dove la cortesia non sempre equivale a intimità. Significa imparare un sistema accademico completamente diverso.

E significa, soprattutto, accettare che non sarai mai completamente “dentro” la cultura, ma questo non vuol dire che non puoi costruire qualcosa di significativo.

Guarda la storia nel dettaglio

Nel video completo, Ruggero ci racconta direttamente la sua esperienza, ma anche i momenti difficili, i momenti di dubbio, le sfide culturali che non scompaiono semplicemente perché decidi di trasferirti.

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