Valentina: mamma italiana in Giappone con una figlia bilingue

  • Sara
  • Giappone
  • 21 Nov 2025 21 Novembre 2025
  • 3m 58s 3 minuti e 58 secondi

Otto anni in Giappone. Una figlia di tre anni e mezzo che passa dall’italiano al giapponese senza accorgersene. Una Rottweiler di 40 kg che attira gli sguardi curiosi dei vicini. E quei vicini di casa che non ti inviteranno mai a prendere un caffè da loro.

Benvenuti nella vita reale di Valentina, un’italiana che vive nella periferia di Tokyo – non la cartolina romantica dell’expat sospesa tra due mondi, ma una vita vera, radicata, con i suoi compromessi e le sue sorprese.

Arrivare per amore, restare per la vita che hai costruito

Valentina è venuta in Giappone per amore. Ha sposato un giapponese, hanno avuto Monica e hanno preso Benny, la loro Rottweiler che – a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare dal Giappone – è benvenuta nella loro casa. Una scelta controcorrente in un paese dove gli animali domestici sono spesso guardati con sospetto.

Ma la parte più importante della sua storia non è il “perché è venuta”. È il “perché è rimasta”. Perché negli otto anni passati a Tokyo, Valentina non ha solo sopravvissuto. Ha costruito una vita. Una vera vita, radicata, con il suo ritmo e i suoi problemi.

«Non sono venuta qui per vacanza» dice Valentina con un sorriso. «Sono venuta per amore, sì, ma poi ho deciso di restare perché ho capito che poteva funzionare davvero».

La periferia di Tokyo che non vedi nei film

La loro casa si trova in una zona residenziale della periferia di Tokyo molto diversa dall’immagine che la maggior parte delle persone ha della capitale giapponese. Niente grattacieli, niente luci al neon, niente folle di Shibuya.

«Viviamo in una zona residenziale tranquilla» spiega Valentina. «Ci sono asili immersi nel verde, supermercati di quartiere, piccoli parchi giochi. È quasi… provinciale. Se non fosse per i cartelli in giapponese, a volte sembra di essere in un paesino italiano».

Questo contrasto è interessante perché Tokyo – la Tokyo che vedi nei film, nelle guide turistiche, nei sogni di chi vuole visitare il Giappone – è, in verità, solo una piccolissima parte della realtà nipponica.

Crescere una figlia bilingue in Giappone

Crescere un bambino bilingue è complesso ovunque, ma in Giappone ha le sue peculiarità particolari.

Monica va all’asilo giapponese. Non un asilo internazionale, non una scuola italiana all’estero. Un normalissimo asilo giapponese di quartiere, dove tutti i bambini sono giapponesi, tutte le maestre sono giapponesi, e tutto – ma proprio tutto – si svolge in giapponese. Anche la chat dell’asilo è in giapponese, così come l’applicazione che Valentina deve sbloccare ogni giorno quando va a prendere la bambina.

«All’inizio ero terrorizzata» ammette Valentina. «Non capivo i messaggi della chat, non riuscivo a comunicare con le maestre. Ma piano piano ho imparato, e Monica… Monica si è adattata come se fosse la cosa più naturale del mondo».

Se pensate che i gruppi WhatsApp delle mamme italiane siano impegnativi, non avete mai visto una chat scolastica giapponese.

«Ti arrivano messaggi lunghissimi, scritti in giapponese formale, con dettagli precisissimi su ogni minima cosa» racconta. «Non è come in Italia dove uno scrive “domani portate la merenda”. No, qui è un capolavoro di comunicazione».

Così la piccola Monica parla italiano perfetto con Valentina e giapponese perfetto a scuola. Passa da una lingua all’altra senza nemmeno accorgersene.

«I bambini sono incredibili» dice Valentina. «Non hanno i nostri pregiudizi, non pensano “oh no, due lingue sarà confuso”. Semplicemente apprendono, e basta».

I vicini di casa in Giappone e le loro tradizioni così diverse

In Giappone non esiste che ci si inviti a casa per il caffè. Né che si facciano feste di compleanno per i bambini. Né che i nonni siano parte del quotidiano scolastico o dei momenti della famiglia.

Un’altra differenza radicale: in Giappone, la maggior parte delle mamme non lavora. Non per scelta, ma per necessità sociale. Lasciare la carriera per dedicarsi alla famiglia è ancora il ruolo atteso e normalizzato.

«Qui il modello è diverso» spiega. «Le mamme si dedicano ai figli, soprattutto nei primi anni di scuola».

Ma la cosa che ha sorpreso più Valentina – e noi – è stata scoprire che molte famiglie giapponesi dormono tutte insieme nella stessa stanza fino a quando i bambini non hanno almeno 10 anni.

In Italia questa pratica farebbe storcere il naso a molti. Si parla di autonomia, di spazi personali, di “mettere il bambino nella sua cameretta fin da subito”.

«Qui è normalissimo» dice Valentina. «Le mamme giapponesi all’asilo ne parlano come se fosse la cosa più ovvia del mondo. E quando ho raccontato che la mia bambina dorme da sola, chissà cosa avranno pensato di me..!».

È una differenza culturale profonda, che riflette visioni diverse. Non è una questione di giusto o sbagliato. È semplicemente diverso.

Guarda la loro storia nel dettaglio

Nel video completo potrai vedere la loro vita nella periferia tranquilla di Tokyo, scoprire come funzionano le giornate tra asilo, lavoro e il caos controllato di una famiglia bilingue, e capire cosa significa davvero mettere radici in Giappone – non solo visitarlo, ma viverci.

Valentina ha aperto le porte della sua casa e della sua vita per raccontarci la versione reale, non filtrata, di quello che significa crescere una famiglia in Giappone. Non è la cartolina romantica che vedi sui social. È il quotidiano, con i suoi compromessi, le sue sorprese e il suo profondo senso di appartenenza.

I consigli di Valentina per chi sta pensando di trasferirsi in Giappone

Alla fine della nostra conversazione, chiediamo a Valentina quali consigli darebbe a chi sta pensando di trasferirsi in Giappone.

«Primo: studiate il giapponese prima di venire» dice senza esitazione. «Non pensate di cavarvela con l’inglese. Potete sopravvivere, certo, ma non vivere davvero. Per integrarvi, dovete parlare giapponese. È la chiave per tutto».

«Secondo: preparatevi alla solitudine, soprattutto all’inizio» continua. «Fare amicizie in Giappone richiede tempo. I giapponesi sono gentili ma riservati. Non aspettatevi di creare legami profondi in pochi mesi».

«Terzo: siate flessibili con le aspettative» aggiunge. «Il Giappone non è come ve lo immaginate. Non è tutto zen e armonia. È una società moderna, stressata, con i suoi problemi. Ma se riuscite ad accettare che non sarà come nei film, può sorprendervi in modo positivo».

«E infine» conclude, «se venite con bambini, preparatevi a fare i conti con un sistema educativo molto diverso da quello italiano. Ma fidatevi: i vostri figli si adatteranno molto meglio di voi. Monica sa perfettamente quale lingua usare, quando usarla, e come comportarsi a scuola. Noi adulti ancora facciamo fatica. Lei no».

Questa è la seconda storia della serie “Potevano Rimanere in Italia Ma…”

Yuri e Cristiano hanno lasciato tutto per aprire un Airbnb a Hokkaido, mentre Giovanni ha restaurato una casa centenaria nel Giappone rurale e creato un agriturismo con menzione Michelin.

E scopri anche la storia di Ruggero, il professore di scienze cognitive che è tornato in Giappone grazie a un bigliettino da visita.

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Cosa ne pensi della storia di Valentina? Ti trasferiresti in Giappone con una famiglia? Cosa ti spaventa di più? Lasciaci un commento – ci piace sentire le storie e i pensieri veri delle persone.

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