Viaggio in Camper dall’Italia al Giappone: il nostro libro diventa realtà
C’è un momento nella vita in cui decidi che è arrivato il tempo di inseguire un sogno. Per noi quel momento è arrivato quando, guardando una mappa del mondo appesa sul muro della cucina, ci siamo detti: “E se provassimo davvero ad arrivare in Giappone in camper?”
E così, sedendoci letteralmente a tavolino, abbiamo dedicato un anno intero alla preparazione.
Dodici mesi di ricerche ossessive, serate passate a studiare rotte, a cercare informazioni sui transiti più improbabili. Abbiamo compilato fogli Excel infiniti con budget, rifornimenti, documenti necessari, normative veterinarie. Avevamo pensato a tutto, o almeno così credevamo.
Ma proprio quando eravamo pronti a partire, quando ogni vite del camper era stata controllata e ricontrollata, è arrivata la doccia fredda: le dogane erano chiuse. Il nostro sogno giapponese si è infranto contro una realtà burocratica più dura dell’asfalto da percorrere.
Quando un piano B diventa la più grande avventura
Era Maggio 2022. Seduti nel nostro camper parcheggiato, con i bagagli pronti e nessun posto dove andare verso est, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo preso una decisione folle o forse la più saggia della nostra vita: “Partire comunque.”
Se non potevamo andare verso il Sol Levante, saremmo andati verso il sole del sud. Ed è così che abbiamo scoperto l’Europa in un modo completamente nuovo, non più come turisti di passaggio ma come veri viaggiatori.
Eravamo a Tarifa quando, osservando l’Africa all’orizzonte, abbiamo deciso di attraversare lo stretto su un mare per fortuna non troppo agitato. Il Marocco ci ha accolto con i suoi colori caldi e i profumi speziati. La Mauritania ci ha sfidato con il suo deserto infinito, il Senegal ci ha conquistato con il suo ritmo vibrante. Quattro mesi di Africa non erano nel piano originale, ma sono diventati la premessa perfetta per ciò che sarebbe venuto dopo.
La telefonata che cambia tutto e un matrimonio su quattro ruote
Stavamo mangiando un cous cous una domenica di marzo quando è squillato il telefono. Dall’altra parte, una voce ci comunicava quello che aspettavamo da mesi: le frontiere avevano riaperto. Il Giappone non era più un miraggio irraggiungibile.
Non ci abbiamo pensato due volte: abbiamo virato verso nord per tornare indietro, giusto il tempo per poi puntare davvero verso est.
Era agosto 2023. Prima di ripartire verso l’ignoto ci siamo sposati, arrivando alla cerimonia a bordo del nostro camper. È stata una sorpresa dell’ultimo minuto per parenti e amici, il nostro modo di dire: “Questa è la nostra vita, questa è la nostra casa su ruote, e vogliamo condividerla con voi prima di ripartire per l’avventura definitiva.”
Innumerevoli paesi, un’infinità di storie
A settembre 2023 il viaggio è ricominciato per davvero.
La Slovenia e la Croazia ci hanno regalato un addio dolce all’Europa occidentale che conoscevamo.
Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Albania, Macedonia del Nord: ogni paese dei Balcani ci ha aperto una finestra su storie complesse e su ferite ancora fresche di storia.
Poi Grecia, Bulgaria e infine Turchia, dove abbiamo iniziato a sentire il richiamo del muezzin mescolarsi al clacson del traffico cittadino.
L’Iraq curdo è stato forse il tratto più intenso emotivamente. Un paese che i media dipingono in un modo, ma che dal vivo rivela una complessità e una bellezza che non ti aspetti.
Georgia e Armenia ci hanno offerto montagne che sembrano toccare il cielo, monasteri arroccati su picchi impossibili.
Poi la Russia: attraversare un paese così vasto è un’esperienza che cambia la percezione dello spazio. Le distanze russe non si misurano in chilometri ma in giorni, in attraversamenti di fusi orari, che abbiamo intervallato con il Kazakistan e le sue steppe infinite.
E la Mongolia, dove abbiamo osservato una vita nomade che esiste da millenni. Qui abbiamo anche affrontato una delle prove più dure del viaggio, la perdita della nostra compagna di viaggio Olimpia. Abbiamo pianto, abbiamo sofferto, e poi abbiamo continuato, perché questo è quello che si fa quando sei in viaggio: porti il dolore con te, lo fai diventare parte del paesaggio interiore che attraversi.
Fino ad arrivare alla fine del mondo, a Vladivostok, la città un tempo inavvicinabile agli stranieri.
La Corea del Sud è stata quasi uno shock culturale al contrario. Dall’isolamento delle steppe alla ipermodernità di Seoul, dove grattacieli futuristici si alternano a templi antichi.
E poi, finalmente, il Giappone, dopo mesi di viaggio e infiniti ostacoli. Il Paese del Sol Levante ci ha accolti con la sua grazia caratteristica, con i suoi contrasti tra tradizione e modernità, con la sua ossessione per la perfezione e la bellezza nei dettagli.
Un viaggio che trasforma
Questo non è un viaggio per tutti, e non fingiamo che lo possa essere. Richiede una preparazione mentale che va oltre la semplice voglia di avventura. Richiede organizzazione maniacale e la capacità di lasciar andare ogni piano quando la realtà ti impone di fare altro. Richiede un’intesa profonda con chi viaggia al tuo fianco, perché in spazi così ristretti, sotto stress così intenso, ogni piccola crepa nella relazione diventa un burrone.
Serve forza di volontà quando il corpo chiede di fermarsi, quando la mente è stanca, quando la nostalgia di casa diventa un peso fisico sul petto. Serve umiltà per accettare aiuto da sconosciuti, per ammettere di essersi persi, per riconoscere che non sai e non puoi fare tutto.
Ma più di ogni altra cosa, questo viaggio ci ha resi più umani. Ogni persona incontrata lungo la strada ha lasciato un’impronta indelebile. Abbiamo imparato che la gentilezza è una lingua universale, che l’umanità ci unisce più di quanto le differenze ci dividano, che la paura dell’altro è quasi sempre infondata.
Ecco perchè abbiamo sempre voluto condividere questa avventura, nel limite del possibile, senza snaturarci e senza creare un “Grande fratello” che ci avrebbe vincolato a un quotidiano non più libero come quello che stavamo cercando.
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Il nostro libro: “Verso l’isola che c’è”
Il nostro libro, “Verso l’isola che c’è”, è nato quasi da solo, pagina dopo pagina, un diario scritto spesso di sera, con la luce fioca di una lampadina del camper. Un diario che contiene le nostre riflessioni più intime, i momenti di crisi e quelli di estasi, e decine e decine di fotografie che catturano non solo i luoghi ma anche un frammento di stati d’animo.
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La guida sulla Transiberiana
La guida sulla Transiberiana è il nostro contributo concreto a chi vorrà seguire le nostre orme. Attraversare la Transiberiana e le rotte che abbiamo percorso senza informazioni può essere non solo impegnativo ma pericoloso. Per questo abbiamo raccolto ogni dettaglio pratico. Se possiamo risparmiare anche a una sola persona le difficoltà che abbiamo affrontato noi per mancanza di informazioni, avremo raggiunto il nostro scopo.
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Il viaggio continua
Ora che siamo qui, che il sogno si è realizzato, qualcuno potrebbe pensare che il viaggio sia finito. Ma la verità è che il viaggio non finisce mai veramente.
Siamo partiti da un’Italia che ci sembrava piccola, con un sogno che sembrava invece enorme. Abbiamo attraversato paesi, tre continenti, innumerevoli culture, abbiamo mangiato cibi di cui non conoscevamo il nome, abbiamo imparato parole in lingue che non parleremo mai fluentemente. Siamo arrivati diversi da come eravamo partiti, e questo, alla fine, è il vero tesoro di ogni viaggio.
Il futuro è ora un’incognita, ma tutto questo non ci fa paura. Abbiamo imparato che i piani possono cambiare, che le dogane possono chiudere e poi riaprire, che a volte il percorso inaspettato è quello che ti regala le emozioni più grandi. Non sappiamo quale sarà il prossimo confine da attraversare o il prossimo orizzonte da inseguire.
Ma sappiamo una cosa con certezza: siamo pronti a scoprirlo insieme.



















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