Felice Nawruz! Festeggiamo il capodanno persiano in Kurdistan Iracheno

Ci sarebbero così tante cose da raccontare sul Kurdistan iracheno, così tante emozioni che abbiamo vissuto e per le quali non so se troveremo mai le parole giuste. In questa puntata di Direzione Giappone vogliamo soffermarci più sulle persone che sui luoghi, che potete invece vedere nel video in calce. Speriamo che parte delle nostre emozioni e dell’affetto ricevuto da questo popolo possa arrivare anche a voi tramite le nostre parole.

Partiamo dal principio

In primis mai ci saremmo aspettati di festeggiare il Nawruz, ovvero il capodanno persiano, una delle feste più antiche del mondo. Era il 20 marzo, diluviava senza sosta, ma per le vie di Aqrah, una delle città più antiche del mondo sorta 5000 anni fa, c’erano tantissime persone intente ad allestire il cibo che si sarebbe potuto mangiare dalle 18.30, per via del Ramadan che ha limitato tantissimo la festa, altrimenti protratta per giorni e giorni.

Si aspetta la notte per festeggiare

Insieme a Tonino, un italiano che vive in paese da 14 anni e che abbiamo conosciuto più per fortuna che per caso, abbiamo assaggiato un succo tipico del paese, un mix di gelsi e menta.

Una bambina ci offre dei dolci

Inizia la magia

D’un tratto la collina di fronte a noi si è trasformata. Il verde brillante della montagna che potevamo osservare dal parcheggio era avvolto nel buio, illuminato da centinaia di fiaccole che si muovevano a passo d’uomo a formare quasi delle figure geometriche.

E poi i fuochi d’artificio, e ancora persone che suonavano tamburi e flauti, e ci siamo ritroviamo con un tè caldo fra le mani e poi una banana, senza poter dire di no, e ancora un altro tè caldo mentre intorno a noi una folla incredibile era intenta a ballare per strada, incrociando i mignoli e accennando passi di danza con i piedi.

Verso la capitale Erbil

Abbiamo lasciato Aqrah con la promessa di tornare nel parcheggio vista montagna e abbiamo raggiunto Erbil, la capitale del paese che sembra non esistere e che invece lascia il segno addosso.

Già a distanza ci hanno accolti palazzi e grattacieli, per poi ritrovarci a passeggiare in parchi moderni e curati con statue gigantesche, e abbiamo raggiunto a piedi l’antico bazar, tra gli occhi curiosi della gente del posto. Non abbiamo fatto in tempo a scattare una fotografia alla prima moschea che subito ci hanno fatto segno di entrare, scattandosi a loro volta immagini ricordo insieme a noi.

Abbiamo iniziato a girovagare fra le bancarelle, tra mille e più dolci fritti e tenuti a mollo in non so quante dita di sciroppo di zucchero, bottiglie contenenti succhi di colore giallo fucsia e blu fosforescente, e poi oggetti più disparati, dalle statuine in ottone ai cellulari di ultima generazione. Il tutto fra saluti, benvenuti, strette di mano e fotografie insieme ai poliziotti, ai venditori, a chi voleva solo sapere i nostri nomi.

Abbiamo raggiunto la cittadella, l’antica città arroccata, in uno stato di confusione mentale, senza accorgerci che l’ingresso fosse chiuso per restauro. Siamo rimasti appoggiati alle sue mura, osservando la piazza centrale, la grande fontana che la occupa quasi per intero, la piccola torre dell’orologio. Ci siamo seduti con i piedi a penzoloni, come si faceva da ragazzi sui muretti, ascoltando voci, osservando gli abiti locali, le bancarelle intente a preparare il primo pasto della giornata da servire all’imbrunire. È stato in quel momento che abbiamo scritto a un ragazzo giapponese, incontrato per caso qualche giorno prima, e ci siamo dati appuntamento sotto alla moschea.

A quel punto è stato lo strano trio straniero ad attirare l’attenzione di mezza Erbil, finché il nostro nuovo amico dal nome “drago portatore di pace” ci ha proposto di acquistare la cena d’asporto in un chioschetto e mangiare al camper. Entusiasti, ci siamo fermati di fronte a una bancarella presa letteralmente d’assalto e ci siamo allontanati con un’abbondante porzione di riso, zuppa di fagioli, zuppa di lenticchie, verdure e pane, due pezzi di pollo e meno di 10 euro da pagare in totale.

Un souvenir tipico che potete acquistare in capitale: i dinari con il volto di Saddam

La moschea più bella che abbiamo mai visto

L’indomani abbiamo visitato la Moschea Grande, la più bella mai vista, un tripudio di decorazioni interne che sembrava le luci giocassero a farci l’occhiolino.

E poi di nuovo siamo stati accolti, ci è stata offerta la cena, le persone si sono fermate per parlare con noi, mostrandoci un’accoglienza senza eguali.

Quello che non sapevamo era che il comitato di accoglienza italiano, costituito da Tonino in primis e dall’ambasciatore yazida italiano e la sua famiglia, aveva in serbo per noi ancora qualche cartuccia per farci letteralmente innamorare del Kurdistan Iracheno e che saremmo stati invitati a due matrimoni e in innumerevoli case altrui.

Arigatou, alla prossima.

🇮🇹 → 🇯🇵 8207 km (in linea d’aria)

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